Riepilogo

Qui troverete alcune delle principali scoperte sugli esopianeti fatte negli ultimi 20 anni.

  • Gli esopianeti sono estremamente numerosi. Limitandosi alle stelle di tipo solare, ci sono, in media, circa 2 pianeti per stella.
  • Hanno configurazioni molto diverse. Alcuni pianeti hanno delle orbite molto allungate, altri ruotano attorno a delle stelle doppie, altri ancora attorno ad una stella parte di un sistema stellare multiplo. Esistono probabilmente diversi meccanismi di formazione dei pianeti: accrescimento (come i pianeti del sistema solare), instabilità gravitazionale nelle nubi (come le stelle), instabilità nei dischi, etc.. Questo spiegherebbe una tale diversità di sistemi esoplanetari.
  • Numerosi pianeti giganti gassosi ruotano molto vicini alla loro stella, anche se si pensa si siano formati lontani dalla loro stella. È possibile che diversi tra questi esopianeti abbiano subito delle grandi "migrazioni" all'interno del disco gassoso nel quale si sono formati.
  • Pianeti-comete: Alcuni pianeti sono talmente vicini alla stella che essi perdono una parte della loro atmosfera, come la coda di polveri delle comete.
  • Ci sono molti più piccoli pianeti solidi (fino a qualche raggio terrestre di diametro) che pianeti giganti gassosi.
  • Alcuni pianeti sono probabilmente dei pianeti-oceanici: un pianeta che si è formato lontano dalla sua stella può avere un grande nucleo di ghiaccio. Se esso migra verso la sua stella, perde la sua atmosfera, il ghiaccio si fonde e il nucleo di ghiaccio viene ricoperto da un oceano d'acqua su tutta la superficie del pianeta.
  • Sono stati scoperti dei pianeti che fluttuano lontano da qualsiasi stella. Essi potrebbero essere stati espulsi dopo essersi formati attorno ad una stella, o anche essersi formati allo stesso modo delle stelle nel mezzo interstellare.
  • Alcuni esopianeti sono 10 volte meno densi di Saturno, e altri 10 volte più densi della Terra. Questa diversità di densità non è stata completamente spiegata fino ad oggi.
  • Dall'inizio del 21esimo secolo, si riesce a determinare la temperatura e la composizione chimica dell'atmosfera di alcuni esopianeti.
  • Sono stati osservati alcuni dischi protoplanetari e alcuni pianeti in formazione.
  • Ci sono molti pianeti nella Zona Abitabile (ZA) della loro stella. La ZA è la regione intorno ad una stella dove le condizioni fisiche rendono possibile la presenza di acqua allo stato liquido sulla superficie di un pianeta. Una stella su 5 possiede un pianeta solido nella sua ZA.
  • La stella più vicina del Sole, Proxima Centauri ha un pianeta nella sua ZA: questo dimostra che pianeti in zone dove la comparsa della vita è possibile non sono rari nella nostra Galassia. Il concetto di vita extraterrestre non è più esotico oggi di quello che poteva essere il concetto di esopianeta 50 anni fa. Nel 1950 si pensava che i sistemi planetari fossero rari.
  • Ma attenzione: Un pianeta detto “abitabile” non vuol dire che ci si può trasportare la vita terrestre. Non si conosce cosa definisce la vita sulla Terra, né quali sono le condizioni fisico-chimiche che permettono il suo sviluppo. Quando si scopre un pianeta, si può solamente stimare la temperatura sulla sua superficie e fare l'ipotesi che la presenza di acqua liquida favorisca lo sviluppo di una chimica complessa. Inoltre, per calcolare questa temperatura è necessario fare delle ipotesi. Per esempio, si fa spesso l'ipotesi di un'atmosfera simile a quella della Terra sebbene l'atmosfera terrestre sia stata fortemente influenzata dalla presenza della vita...

Qui alcuni avanzamenti recenti sulle tecniche di osservazione e sull'analisi degli esopianeti:

  • Dall'inizio del 21esimo secolo, i metodi di osservazione si sono moltiplicati e perfezionati. Essi donano accesso a dei pianeti più piccoli della Terra e a dei nuovi parametri in particolare sulla composizione dell'atmosfera.
  • L'osservazione dei transiti si rivela particolarmente efficace: Il transito primario, quando il pianeta passa davanti al disco della stella, consente di valutare le dimensioni del pianeta. Per alcuni pianeti è possibile osservare il transito secondario, cioè il passaggio del pianeta dietro la stella. A volte si può vedere la luce della stella riflessa dal pianeta, l'emissione del pianeta stesso, o la deformazione della stella dovuta all'effetto delle maree. L'osservazione di questi fenomeni permette di conoscere oltre alle dimensioni del pianeta, la sua temperatura, la composizione dell'atmosfera, e anche di individuare la presenza di altri pianeti, di satelliti o di anelli planetari. Ma tutte queste misure sono molto difficili da realizzare, al limite delle capacità degli strumenti. Esse sono possibile solo per un piccolo numero di sistemi vicini e si appoggiano su dei modelli. Per esempio, per misurare il raggio di un pianeta per mezzo di un transito, si deve conoscere il raggio della stella, osa che è possibile in generale grazie al confronto con dei modelli di evoluzione stellare.
  • La raffinatezza della tecnica delle velocità radiali permette di accedere a dei nuovi parametri, per esempio l'inclinazione del piano dell'orbita del pianeta rispetto all'asse di rotazione della stella.
  • Limmagine diretta dei pianeti giganti giovani fornisce delle informazioni importanti: questa tecnica ha permesso di scoprire degli esopianeti nella parte esterna dei sistemi esoplanetari, e di studiare la luce emessa da questi esopianeti. Questi dati aiutano a comprendere i modi di formazione e l'evoluzione dei pianeti e delle loro atmosfere.
  • Migliaia di oggetti individuati dal Glossary Link satellite Kepler della NASA sono stati dichiarati come "probabili" pianeti. Questi dati richiederanno conferma, sarà necessario osservare ogni pianeta-candidato con un altro strumento, cosa che richiederà degli anni, o addirittura dei decenni. Ma queste individuazioni “probabili” sono talmente numerose che le proprietà di questi esopianeti possono essere trattate "statisticamente".